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''Ha 110 anni il primo centro di psicologia sperimentale italiano!'', di Tiziana Metitieri

Una storia dimenticata

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Enzo Bonaventura, Francesco De Sarlo, Ludovico Limentani. Tra gli studenti: Francesca Priuli-Bon e Jacob Teicher. Firenze, giugno 1924.


"Nella palazzina di via Gino Capponi 3 – dopo piazza SS. Annunziata nel centro di Firenze – sabato 16 gennaio 1904 alle 14.30, il professor Francesco De Sarlo avrebbe tenuto la prolusione al suo corso di psicologia sperimentale dal titolo “Gli orizzonti della psicologia sperimentale”.

Viene così segnata nel libro Senza cattedra: l’Istituto di Psicologia dell’Università di Firenze tra idealismo e fascismo di Patrizia Guarnieri (2012) la nascita del primo Laboratorio di Psicologia Sperimentale in Italia.
Il Preside della Facoltà di Filosofia, Pasquale Villari, si era molto impegnato affinché non mancasse lo studio delle scienze umane, accanto alle scienze storiche e alla fisiologia del sistema nervoso.
Nell'intenzione di De Sarlo, laureato in medicina e chirurgia a Napoli, specializzato in psichiatria e professore di filosofia teoretica, l'Istituto di Psicologia, con il laboratorio e la biblioteca, sarebbe stato un centro di convergenza delle ricerche psicologiche “il centro in cui numerosi raggi d’attività indagatrice si devono appuntare”.

“Oggi […] ciascuno lavora per conto e con metodo proprio, ignorando spesso i risultati delle ricerche degli altri: qui è un magistrato acuto e intelligente che raccoglie dei dati psicologici sui testimoni e sugli imputati, là è un medico delle carceri o di manicomio che trae ampio profitto dalla sua consuetudine coi tipi anormali; in quell’altro luogo è un educatore che sa servirsi della sua lunga pratica coi vari tipi di anime affidate alle sue cure. Una tale dispersione di forze utili verrebbe certo a cessare una volta che esistesse un istituto che sotto la guida e direzione di specialisti stabilisse dei piani di indagini, e suggerisse degli esperimenti da fare nelle scuole, nelle caserme, nei manicomi e nelle carceri.”

Il primo laboratorio di psicologia sperimentale era stato fondato a Lipsia da Wilhelm Wundt nel 1879. In Italia, l'Università era in ritardo sulle innovazioni portate dalla nuova scienza psicologica in Europa e negli Stati Uniti, come emerse poi anche nel V Congresso Internazionale di Psicologia, tenuto a Roma nell'aprile del 1905 sotto la presidenza di Giuseppe Sergi.

L'attrezzato laboratorio fiorentino fu frequentato da “Guido Della Valle(1884-1962), Antonio Aliotta (1881-1964) e Enzo Bonaventura(1891-1948) che svolsero una cospicua attività di ricerca”, come riassume l'Archivio di Storia della Psicologia nella pagina dedicata a De Sarlo. L'Archivio, tuttavia, dimentica di citare Renata Calabresi, che nelle sue ricerche utilizzò il tachistoscopio a caduta di Wundt e il doppio tachistoscopio a caduta di Bonaventura.

Guido Della Valle, laureatosi a Napoli nel 1904, si perfezionò a Firenze conducendo studi sui processi percettivi e sulle "oscillazioni delle sensazioni minime”. Nel 1905 seguì a Lipsia i corsi di Wundt, perfezionando ulteriormente il metodo sperimentale. Successivamente si dedicò agli studi pedagogici.
Antonio Aliotta, nel 1904 aveva diretto l’Istituto Umberto I per fanciulli tardivi e nervosi fondato a Firenze nel 1899, “il primo del genere in Italia – dove psichiatri, pedagogisti e pediatri lavoravano insieme, con gli psicologi” (Guarnieri, 2012). Nel laboratorio di De Sarlo condusse ricerche sulla memoria a breve termine, seguendo i metodi classici di Ebbinghaus, e sulla percezione del tempo; approfondì i metodi d'indagine e la misurazione in psicologia, con le argomentazioni espresse nel libro “La misura in psicologia sperimentale “ (1905).

“Nel mondo psicologico l'esigenza speculativa si fa sentire assai prima, che nelle altre scienze della natura; ma ciò non toglie che la psicologia sperimentale possa e debba sussistere, come scienza indipendente dalla metafisica. […] Bisogna distinguer bene la psicologia sperimentale dalla filosofia dello spirito: l'una è scienza empirica, l'altra scienza eminentemente filosofica: l'una deve fare astrazione dal valore e dal significato del fenomeno psichico e non può perciò servire di fondamento alle scienze morali; l'altra deve da queste trarre necessariamente il suo contenuto, perché non abbiamo modo d'intendere le funzioni dello spirito, se non ci riferiamo ai suoi prodotti, che ne sono la migliore espressione.”

Enzo Bonaventura si dedicò, come Renata Calabresi, agli studi sperimentali sul tempo psichico. Successe a De Sarlo, che fu estromesso dall'insegnamento di psicologia nel 1923 (Lo psicologo messo in croce, Corbellini, 2013). Ebbe da allora incarichi di insegnamento annuali, pur essendo riconosciuta la sua attività didattica e “considerando che la sua produzione scientifica lo mette in evidenza come uno fra i migliori cultori della materia”, fino al 1938 quando – ebreo – a causa delle leggi razziali fu dispensato dall’insegnamento. L'incarico fu affidato ad Alberto Marzi.

I protagonisti del primo laboratorio italiano di psicologia sperimentale hanno attraversato la storia, subendo le conseguenze a lungo termine del fascismo e dell'antisemitismo.
Nel dopoguerra erano chiare le condizioni in cui versava la psicologia italiana, che aveva subito anche le avversioni di Croce e Gentile: “molto preoccupanti […] davvero […] a quel che sento da Lei”, Così scriveva Alberto Marzi a Mario Ponzo, che dal 1931 manteneva a Roma l'unica cattedra di psicologia in un'università pubblica. Le altre cattedre di psicologia erano andate estinte quando i titolari le avevano lasciate. Nonostante il riconoscimento internazionale dell'istituto di psicologia fondato nel 1903, a Firenze la cattedra sarebbe stata conferita solo nel 1955 ad Alberto Marzi.

Il 16 gennaio la storia di quei pionieri compirà 110 anni, ma è un anniversario che non sarà celebrato.
Una storia di dissolvenze, come quella della Psicologia fiorentina nell'ultimo decennio: la trasformazione della Facoltà, nata nel 2001, in Scuola e la frammentazione del Dipartimento di Psicologia.

"Per la breve esistenza della sua Facoltà essa non ha avuto un suo spazio all’interno della storia dell’Università di Firenze promossa in occasione del recente suo ottantesimo. […] Nei due tomi de L’università degli studi di Firenze, la psicologia fiorentina non c’è [...] è rimasta fuori quella di più recente istituzione, che è appunto la Facoltà di Psicologia sorta nel 2001. […] Sulla psicologia fiorentina dalle origini non poteva ovviamente tacere la storia della Facoltà di Lettere, nella cui originaria Sezione di Filosofia e Filologia dell’Istituto era sorta nel 1903. Il laboratorio e l’insegnamento della psicologia vi appaiono quasi un interesse del filosofo De Sarlo, più che un vero e proprio centro di ricerca della nuova disciplina, tra i più rilevanti in Italia. De Sarlo viene definito un “corifeo delle scienze umane, alle quali la nostra cultura umanistica è stata fino ad oggi refrattaria, [… e] perciò stesso destinato a morte certa”. Con gli allievi patì il “clima culturale generale di allora, e l’essere stato oggetto degli attacchi del pre-fascismo fiorentino del primo Novecento non deve far considerare questo gruppo come vittima specifica, poco tempo dopo del fascismo.” Perché no tuttavia non si spiega, in contrasto con la stessa percezione di protagonisti e testimoni dell’epoca. Se il discorso dell’attacco “idealistico fascista” viene minimizzato, addirittura risolto sembrerebbe il discorso “sulle leggi razziali [di cui] si è scritto tutto quanto possa bastare per un saggio [… ] limitato alla sola Facoltà di Lettere di Firenze”.(Guarnieri 2012)

Restano le pubblicazioni. Sadi Marhaba nei Lineamenti della psicologia italiana: 1870-1945 (1981) elenca dieci “contributi sperimentali di varia natura e di vari Autori, che malgrado la loro rilevanza rimasero isolati e non ebbero all'epoca sviluppi degni di rilievo”.
Ad ulteriore conferma dell'importanza delle ricerche pionieristche condotte nel laboratorio di De Sarlo a Firenze, dell'elenco fanno parte ben tre lavori di quel gruppo di scienziati, indicati di seguito con *:

BUCCOLA G. Sulla misura del tempo negli atti psichici elementari. Rivista Sperimentale di Freniatria e di Medicina Legale, I e II, 1881.
*ALIOTTA A. Esperimenti sulla memoria immediata. Rivista di Psicologia, 1905.
*DE SARLO F. e BERRETTONI V. I movimenti incoscienti nelle varie forme di attività psichica. Ricerche di Psicologia, vol. I, 1905.
PONZO M. I segni dei processi di inibizione negli atti di volere. Archivio Italiano di Psicologia, vol. 2, 1923.
MUSATTI C.L. Sui fenomeni stereocinetici. Archivio Italiano di Psicologia, vol. 3, 1924.
DE MARCHI S. Le valutazioni numeriche di collettività. Archivio Italiano di Psicologia, vol. 7, 1929.
MUSATTI C.L. Ricerche sulla diagnosi pneumografica delle testimonianze col metodo Benussi, I: Testimonianze a colorito personale. Archivio Italiano di Psicologia, vol. 8, 1929.
*CALABRESI R. La determinazione del presente psichico. Bemporad, Firenze, 1930.
METELLI F. Sulla teoria dell'errore mnestico e testimoniale. Rivista di Psicologia, 1940.
METELLI F. Ricerche sperimentali sulla percezione del movimento. Percezione visiva di movimento e di quiete in campo rotante. Rivista di Psicologia, 1940.


- Corbellini Gilberto. Lo psicologo messo in croce. Il Sole 24 Ore Domenica, 24/3/2013.
- Guarnieri Patrizia. Senza cattedra: l’Istituto di Psicologia dell’Università di Firenze tra idealismo e fascismo. Firenze University Press 2012.
- Marhaba Sadi. Lineamenti della psicologia italiana: 1870-1945 . Giunti Barbèra 1981.

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