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Presentazione del progetto Intellettuali in fuga dall’Italia fascista in occasione del Seminario annuale de "Il mestiere di storico"

Il progetto Intellettuali in fuga dall’Italia fascista, promosso dall’Università di Firenze in occasione dell’80° anniversario delle leggi razziali, sarà presentato in occasione del Quarto Seminario de "Il Mestiere di Storico" Scrivere biografie. La ricerca storica e il genere biografico che si terrà a Firenze il 23 e il 24 maggio 2019.

Obbiettivo ambizioso di questo progetto è richiamare l’attenzione sull'emigrazione intellettuale dal fascismo, tuttora non conosciuta sia nei numeri sia nelle vicende biografiche, nei percorsi e negli esiti accademici e professionali.

Indirizzare le indagini su questo fenomeno sfuggente e sui suoi protagonisti significa anche interrogarsi sugli ambienti di provenienza e di accoglienza, sulle reti di aiuto e di interesse, sulle strategie di valorizzazione o di spreco delle risorse intellettuali durante e dopo il fascismo. Serve a prendere consapevolezza non solo delle ingiustizie recate a chi è stato perseguitato per motivi politici e razziali e di cui si continua a fare una storia separata, ma dei danni arrecati a tutto il paese. L’Italia è generalmente considerata terra di migranti poveri e senza istruzione. Ma durante il ventennio, specie dopo l’emanazione delle leggi antisemite, anche accademici e scienziati, studenti e studiosi espatriarono da soli o con le loro famiglie. In cerca di libertà e lavoro, e poi anche di salvezza, emigrarono nelle Americhe, in Inghilterra, in Palestina (’Eretz-Yisra’el), si rifugiarono in altri paesi europei finché sembravano sicuri, ed infine in Svizzera.

Si tratta di un fenomeno numericamente limitato ma importante di brain drain, che per l’Italia non è stato ancora indagato, se non con studi su singoli casi più famosi, e che è difficile ricostruire. La gravità delle perdite fu naturalmente negata dal regime che le definiva irrilevanti; i vuoti furono rimpiazzati più rapidamente che adeguatamente nelle università che nell'agosto 1938 avevano censito colleghi e studenti ebrei favorendone di fatto l’immediata espulsione. Su di loro calarono silenzi ed effettive cancellazioni; e nel dopoguerra prevalse un generalizzato bisogno, da parti opposte e per ragioni diverse, di voltare pagina dimenticando o mettendo tra parentesi quanto era accaduto. Davanti alle atrocità delle deportazioni e dello sterminio appaiono ben poca cosa l’espulsione dal lavoro e dallo studio, il divieto di pubblicare, la radiazione dall'albo professionale, o la revoca del titolo che abilitava alla docenza. Eppure queste ingiustizie hanno inflitto gravi sofferenze a uomini e donne, a famiglie e bambini, hanno spaesato e cambiato le loro vite, e hanno comportato danni pesanti alla cultura e al futuro di tutti.

Lungi dal minimizzare le conseguenze della persecuzione razziale, questa ricerca ne vuole soprattutto documentare le molte perdite produttive e culturali, e le molte responsabilità anche dopo il fascismo di cui occorre sapere. Le storie dimenticate che emergono parlano anche di risorse e talenti, di impegno e determinazione, valorizzano i contributi di esponenti della cultura italiana all'estero.

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