20/06/2025
Negli ultimi decenni la Citizen Science (CS), grazie alla sua essenza di ponte tra la ricerca accademica e la partecipazione attiva dei cittadini, ha acquisito una crescente rilevanza nel panorama scientifico e sociale. Questa pratica, che vede il coinvolgimento di volontari nella raccolta, analisi e interpretazione dei dati scientifici, sta trasformando il modo in cui la conoscenza viene prodotta e utilizzata (Hecker et al. 2018), contribuendo alla democratizzazione della scienza (Irwin 1995) e alla promozione di politiche pubbliche basate su evidenze scientifiche. In molti ambiti della ricerca scientifica, non esperti e volontari sono reclutati per osservare e monitorare sia aspetti della vita quotidiana (abitudini, condizioni di salute, spese e consumi, sentimenti ecc.) che dell’ambiente che li circonda. Persone esterne al mondo della scienza sono così chiamate a partecipare ad attività di ricerca nei campi più disparati – dalle scienze sociali alla medicina, dalle scienze della vita all’economia – attraverso una pluralità di strumenti – come interviste, focus group, sondaggi di opinione, sperimentazioni mediche e così via. Ma la CS, in quanto scienza dei (e per i) cittadini, non si limita alla mera ‘contribuzione’ di un’ampia platea di non esperti. Piuttosto, essa si esplica mediante la ‘partecipazione’, laddove i citizen scientist (con il proprio sforzo intellettuale, le proprie conoscenze e risorse) prendono attivamente parte ad attività scientifiche volte alla produzione di nuova conoscenza, instaurando una collaborazione organica con scienziati e professionisti (Haklay 2013; Vohland et al. 2021). Il contributo che la CS dà e può dare alla ricerca scientifica va dunque ben oltre la produzione di dati e informazioni. I citizen scientist, impegnati come osservatori del mondo che li circonda, contribuiscono, in tempo reale, a portare all’attenzione della scienza, della politica e della società tutta, questioni urgenti – con importanti ricadute sulla produzione del sapere scientifico. La più recente espansione della CS ha beneficiato fortemente del digital turn (Ash et al. 2018), dei progressi delle tecnologie dell’informazione, dell’espansione di reti e piattaforme digitali, dei nuovi modi di produrre informazioni (anche geografiche come la Voluntereed Geographic Information), di raccogliere dati crowdsourced e di condividerli (Capineri et al. 2016). Lo sviluppo della CS è stato ulteriormente incoraggiato dalla natura stessa delle sue iniziative, che sono il risultato di esercizi di co-design e co-creazione a cui partecipano diversi stakeholder: cittadini scienziati, istituzioni scientifiche, organizzazioni locali, autorità pubbliche, imprese, membri del settore educativo ecc. (Carayannis et al. 2012). Grazie alla partecipazione di una varietà di stakeholder, infatti, le iniziative di CS rafforzano i legami delle reti locali e favoriscono i processi di sviluppo place-based. Di conseguenza, i risultati di tali progetti vengono sempre più utilizzati per ideare azioni e interventi rispondenti alle esigenze locali e meno research-centric (Mattei 2023). Espressione diretta dell’intelligenza collettiva, la CS è divenuta dunque un potente strumento che ha consentito alla scienza di aprirsi alla società, nell’ottica dell’Open Science, favorendo il dialogo tra accademici, istituzioni, comunità locali e attori del settore privato, con l’obiettivo di comprendere, studiare ed accrescere la conoscenza circa importanti temi del nostro tempo, quali ad esempio il cambiamento climatico, la tutela della biodiversità e lo sviluppo urbano sostenibile, oltre a costituire strumento di empowerment e di innovazione sociale. La diffusione della CS è oggi tale che in questo preciso momento, in tutto il mondo, milioni di persone stanno collaborando attivamente con scienziati e ricercatori in attività di ideazione, raccolta, trascrizione, categorizzazione, gestione, interpretazione e/o analisi di dati e informazioni scientifiche. I progetti di CS operano a scale geografiche diverse e riguardano una vastissima gamma di argomenti, dal monitoraggio dei macroinvertebrati agli insetti, dall’identificazione delle barriere architettoniche presenti nelle strade delle nostre città, agli odori che le caratterizzano, dalla valutazione della qualità delle acque fluviali e marine, all’indagine e classificazione delle galassie. In virtù della sua duttilità, la CS è riuscita a ritagliarsi un ruolo di crescente rilevanza nel dibattito scientifico, culturale, politico ed epistemologico. La proliferazione di progetti ed iniziative di CS non solo ha permesso di ridefinire le coordinate della ricerca scientifica partecipata, ma ha anche saputo stimolare esperti e studiosi a riconsiderare importanti aspetti del loro lavoro. Basti pensare alle implicazioni etiche legate al coinvolgimento dei cittadini nei progetti scientifici, alla gestione e manipolazione dei dati personali, ai temi inerenti equità, diversità e inclusione nelle pratiche partecipative, e così via. L’adozione di un approccio partecipato e transdisciplinare, l’integrazione delle nuove tecnologie e la spinta verso una pratica scientifica orientata all’Open Science sono solo alcuni dei fattori che hanno determinato il successo della CS in numerosi ambiti disciplinari, con importanti ricadute in termini sociali, economici e ambientali.