05/12/2025
I.
È possibile? Su questa spiaggia chiusa da un cielo cobalto, dal mare verde increspato di bianca spuma leggera, approda una piccola scialuppa. Si arena con gentilezza, nel silenzio del tramonto che diventa già crepuscolo, quasi una promessa giunta da chissà dove. Nessuno scende, un tintinnio di vetri opachi di salmastro emana una musica misteriosa, ma invitante; tra le undici piccole bottiglie c’è un sottile astuccio impermeabile. Sulla spiaggia deserta, solitario, c’è qualcuno che raccoglie tutto ciò con sorpresa. A suo modo è un miracolo: ogni bottiglia contiene un dattiloscritto e nell’astuccio è indicato un segno, un titolo, una cornice, un telaio entro il quale sistemare i tasselli di questo puzzle. Da dove provengono queste parole? Quale palombaro le ha rilasciate dagli abissi come uno scherzo? O dal dramma di quale naufragio si sono salvate, quale mente intelligente le ha consegnate ai posteri? Domande senza risposta, anzi, domande che non ha senso porre, almeno non per chi, solitario, apre quegli scrigni e si mette al lavoro. L’astuccio reca in sé, arrotolata con cura, una formula magica, una traccia di partitura a cui i singoli strumenti devono obbedire: “ecocritica e locus amoenus”. Difficile che ne venga fuori una limpida sinfonia settecentesca, ma forse si può evitare la straniante suite dodecafonica. Vale la pena provare. Seduto sulla panchina sotto le palme, con il mare davanti e dietro il brusio costante del passeggio sul lungomare, il Solitario legge i dattiloscritti, traccia un percorso, unisce i singoli punti di una tela di ragno, delinea una nuova costellazione nel cielo di settembre.
II.
La lettura è sempre un viaggio in un territorio sconosciuto: non sappiamo dove ci conduce, né quando avrà fine. Ogni singola tappa è però una conquista, una delimitazione di spazi certi da cui ripartire con la consapevolezza di avere raggiunto un minimo traguardo, anche se non potremmo dire quale esso sia, o meglio, se è quello che avevamo intimamente sperato. Gli undici saggi sono le tappe di questo viaggio.
Tutto inizia nelle pianure settentrionali tedesche della Lusazia, in un paesaggio sfigurato dallo sfruttamento umano, dalle miniere di carbone ora chiuse, che però permettevano alla minoranza linguistica dei Sorabi di mantenere
la propria identità, le loro tradizioni e soprattutto il loro dialetto. Dalle statistiche riportate con insistente acribia nel saggio di Claudia Wich-Reif risulta che
le ordinanze e disposizioni del governo federale adottate nel corso degli ultimi
decenni per scongiurare lo spopolamento non abbiano in sostanza raggiunto il
risultato sperato. La lingua è lo specchio di questa situazione, nuove parole nascono per indicare la mutata situazione ecologica e ambientale, ma con ciò si
perde lo spettro originario del dialetto. In questo saggio si rende evidente come
il rapporto uomo-natura è eminentemente politico e che, proprio per questo, si
riverbera nel linguaggio e nell’espressione letteraria.
Dalla prospettiva generalista di un problema universale la seconda tappa ci
conduce in un preciso spazio metropolitano e in un periodo storico determinato: la Berlino delle avanguardie. Nel saggio di Jan Seifert l’utopia dell’Uomo
Nuovo, che dovrebbe superare il retaggio e l’immobilismo dell’epoca borghese, nonché le contraddizioni della società capitalista, esplose nella giungla della
metropoli, vengono rintracciati in una stringente analisi linguistica nei manifesti programmatici degli architetti ‘espressionisti’. Il nuovo paesaggio urbano
si propone innanzitutto di recuperare il rapporto perduto con la Natura, progettando parchi e giardini, che interrompano il frenetico susseguirsi delle onde
di asfalto e cemento che caratterizzano la metropoli. Il rifiuto dell’ornamento,
della decorazione fine a sé stessa, è una condizione morale dell’Uomo Nuovo: le
abitazioni funzionali e minimaliste del Bauhaus rispondono a questa necessità:
anche il mobilio, gli oggetti della vita quotidiana vorrebbero esprimere questa
utopia di essenzialità. Il saggio registra come, in questo periodo, non vi sia parola più usata e abusata dell’aggettivo “nuovo”. Dietro di essa si celano spesso
visioni ingannevoli e irrealizzabili chimere, ma indubbiamente da essa scaturisce un’energia rigeneratrice, metafora di quella palingenesi della società che le
avanguardie hanno sempre perseguito. Quasi un controcanto, nella terza tappa del viaggio siamo introdotti in un
luogo desolato e abbandonato, in quella Wildnis che costituisce la negativa ipostasi della cultura e della Storia. La ricerca attuata nel saggio di Giovanni Giri
è anch’essa un viaggio nei luoghi della mente di un grande scrittore, Christoph
Ransmayr: una ricerca che mette a nudo l’“atlante di un uomo irrequieto” – per
utilizzare il titolo di una sua celebre opera –, l’uomo della post-modernità, che dietro a una singola parola non può vedere altro che una pluralità di significati.
Le occorrenze del termine Wildnis nelle opere dell’autore, riportate con metodica intelligenza, mostrano come esso si adatti a contesti spesso diversi, non sempre necessariamente negativi. Ciò che rimane è tuttavia l’aspetto perturbante
della parola e delle immagini che suscita: la Natura è una dimensione irrimediabilmente altra, in cui l’individuo si addentra con le inquietudini dell’anima
o le visioni dell’anacoreta.
Ecocritica e letteratura: può essere quest’ultima una narrazione utile a comprendere le trasformazioni dell’ambiente naturale e il nostro ruolo all’interno di
esso? Cosa si può imparare e come si può insegnare tutto ciò? Il saggio di Alina
Lohkemper mostra con convincente chiarezza come un racconto apparentemente minore di un grande scrittore (La nuvola di smog di Italo Calvino) possa
servire da segnale indicatore in questo viaggio dell’autoconsapevolezza. Se l’insegnante propone un’unità didattica con l’obiettivo di sensibilizzare gli allievi
a questi temi, non è irrilevante che egli scelga un racconto. Non tanto da crudi
numeri statistici, infatti, quanto dallo stimolo della fantasia, di una narrazione
simbolica e parallela alla fattualità degli eventi, può nascere la coscienza critica
per valutare e comprendere la realtà, il mondo che ci circonda. La lezione deve
terminare, ma la porta rimane aperta su un sentiero che si snoda ancora a lungo,
chissà se e dove finisce, speriamo nel confronto delle opinioni e nel cielo finalmente azzurro oltre quella nuvola di smog.