Il visibile dell’invisibile

24/11/2025

All’interno del corso di laurea magistrale a ciclo unico di Scienze della Formazione Primaria della Scuola di Studi Umanistici e della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze è stato possibile sperimentare un percorso didattico che avesse l’obiettivo di rafforzare, negli studenti e nelle studentesse, la consapevolezza del rapporto esistente tra disegno e pedagogia, dello stretto legame che unisce la dimensione artistica e quella formativa, e più in generale di quanto la cura del linguaggio espressivo affidato alle immagini possa rafforzare e alimentare la creatività, la curiosità, la voglia di scoprire e di apprendere dei bambini e delle bambine. Legare queste due discipline, disegno e pedagogia, ha significato unire tecniche grafiche e linguaggi espressivi di comunicazione e impiegarle come strategia educativa e didattica rivolta ai bambini e alle bambine delle scuole d’infanzia e primarie. La struttura del corso di laurea, che integra la dimensione teorica con i laboratori didattici disciplinari, ha permesso di coinvolgere direttamente gli studenti e le studentesse in questo progetto, e di coinvolgerli nella sperimentazione diretta all’interno del loro percorso di formazione come futuri insegnanti. Il volume si struttura in quattro parti. La prima e la seconda parte sintetizzano il contributo offerto durante il percorso di pedagogia dell’infanzia e riguardano in maniera specifica, da un lato, l’educazione attraverso le immagini ed il loro significato umano, interpretato dal punto di vista storico, culturale e formativo; dall’altro, la valorizzazione pedagogica del disegno come esperienza creativa che favorendo l’espressione di sé, costituisce una dimensione didattica imprescindibile nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. La terza parte affronta i principi della rappresentazione e, dunque, l’importanza del segno nel disegno. La quarta, infine, riassume la struttura e i principi teorici in applicazioni pratiche di laboratorio, dove gli elaborati grafici diventano esempi reali risultanti da un processo creativo. L’attività didattica deve stimolare il processo creativo dando stimoli visivi e offrendo diversi linguaggi estetici da poter interpretare e rendere propri anche nell’uso della quotidianità e non solo, in relazione all’ambito scolastico. Formare a loro volta gli insegnanti secondo questa prospettiva è un’azione determinante nel processo di apprendimento. Sul piano pedagogico, la disciplina di Arte e Immagine all’interno della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione possiede dunque un indubbio valore. Se è vero che il bambino e la bambina sono inclini a disegnare quello che vedono nella loro mente attraverso linee, colori e forme in maniera libera, perché capaci di raccogliere stimoli in tutto quello che li circonda, incoraggiarli a sperimentare tutte le possibili forme di espressione, perché possano poi riuscire a gestirle e padroneggiarle, diventa importante nella misura in cui ciò contribuisce ad arricchire i modi di conoscere il mondo e di interagire con la realtà. Lo sviluppo creativo è il fine principale di una didattica pragmatico esemplificativa. Vengono così forniti elementi teorici che portano a riflettere le infinite possibilità di gestione dello spazio bidimensionale e tridimensionale, educando al confronto con la progettazione da zero di una composizione e combinando le regole espresse fino alla realizzazione di un elaborato pratico e concreto. La didattica è stata organizzata in modo da affrontare in maniera breve ma efficace i principi della rappresentazione, declinati al fine di agevolare l’espressività dell’individuo senza appesantire la metodologia con i principi della scienza della rappresentazione dello spazio. Si accenna alla dimensione del segno nella sua accezione pluridimensionale, trattando concetti di semantica e semiotica basilari per organizzare l’espressività dell’immaginario infantile, preferendo un apparato teoretico implicito nell’attività pratica così da costituire un’esperienza educativa. Quindi, in maniera dichiarata vengono prese come riferimento metodologico le esperienze di Bruno Munari, pittore e maestro, designer e sperimentatore di nuove forme d’arte. È fondamentale come nel suo libro Fantasia (1977) egli distingua i concetti di «fantasia», «invenzione», «creatività» ed «immaginazione», descrivendoli in maniere diverse. Munari descrive la «fantasia» come una facoltà libera slegata dalla realizzabilità; l’«invenzione» finalizzata a pensare a qualcosa che prima non c’era e la «creatività» legata alla capacità di progettare un qualcosa per risolvere gli aspetti di un problema. Infine, individua l’«immaginazione» come mezzo per visualizzare quello che «la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano» (1977, 22). Il modo per produrre fantasia, creatività e invenzione è dunque quello di costruire relazioni fra ciò che già conosciamo per esprimere nuove forme e concetti, in quanto non è possibile stabilire relazioni fra ciò che non è di nostra conoscenza. La scoperta che incrementa la conoscenza e l’esercizio che potenzia la memoria sono obiettivi educativi che possono essere raggiunti attraverso giochi creativi che stimolano la fantasia durante l’età infantile. Le esperienze ludico-creative-espressive sono fondamentali perché permettono ai bambini e alle bambine di costruire, decostruire e ricostruire la molteplicità delle relazioni possibili tra tutti i dati tratti dall’ambiente circostante. I concetti teorici, quelli pratici e le esercitazioni sperimentati possono essere proposti a partire dalla scuola dell’infanzia fino al livello universitario: modulando la complessità dei contenuti e delle esperienze a seconda dell’età degli studenti e delle studentesse, ma sempre con l’obiettivo di coinvolgerli e di renderli attivamente partecipi. Il lavoro risultato del processo creativo ed espressivo ha la caratteristica di suggerire nuovi e originali orientamenti, che se sviluppati potranno aprire ad ulteriori approfondimenti tematici. Sul piano educativo, la sfida risiede nel riuscire a favorire l’espressione del proprio pensiero, rendendolo comunicabile, captando gli impulsi esterni che l’esperienza incessantemente fornisce ai sensi e all’attenzione e traducendoli in un disegno realizzato sul ‘classico’ foglio bianco. Quando questo avviene, il disegno assume il ruolo di mezzo fondamentale di descrizione della realtà e di rappresentazione di idee e concetti astratti presenti nella mente di chi li immagina o li sente o li percepisce, e costituisce quella particolare forma di narrazione capace di rendere finalmente così visibile quello che altrimenti sarebbe invisibile.