05/12/2025
Rigenerare città e territori
Le premesse generali della ricerca sono riconducibili all’esigenza dell’Amministrazione Comunale di Rosignano Marittimo di iniziare a pensare ad un processo di riqualificazione e rigenerazione urbana per quella porzione di Rosignano Solvay, di grande interesse ambientale (in quanto in contatto con la costa), che va dalla via Aurelia al mare e dal botro Jurco al canale industriale della Solvay. Questa piccola città è cresciuta molto recentemente, essenzialmente nel secolo XX, e ha visto sovrapporsi varie modalità di configurazione dello spazio privato e pubblico. Il risultato è un insediamento caratterizzato da una patina di indefinito, con molti errori morfologici di impaginazione urbana. L’insediamento, una piccola città quasi autonoma nel complesso dell’abitato di Rosignano Solvay, è infatti separato, dal resto del centro urbano, da una barriere infrastrutturale, stradale e ferroviaria, difficilmente superabile, e soffre anche di una qualche carenza funzionale, visto che si trova a vivere, durante l’anno, in due modalità diverse: la prima, nei mesi dell’autunno, dell’inverno e della primavera, con una vita strettamente residenziale; la seconda, nei mesi dell’estate, con una vita in cui ai residenti si aggiunge una forte presenza di turisti. Questo fenomeno allontana la dotazione di spazi funzionali da un necessario equilibrio che deve quindi essere di nuovo raggiunto. Esistono poi problematiche relative all’adattamento del sistema insediativo a nuove condizioni ambientali, di cui, soprattutto due, tendenzialmente problematiche e legate al regime meteorologico in mutamento: la variazione delle condizioni di temperatura al suolo e il cambiamento del regime delle piogge. Da qui l’esigenza di pensare ad un insediamento che lavori, con energie finanziare interne ed esterne, ad una sua riorganizzazione sia morfologica, che funzionale e ambientale. Dal punto di vista morfologico, l’azione di riqualificazione è passata dalla rilettura dei processi generativi delle singole parti dell’urbano, andando a disvelare le regole sintattiche che hanno lavorato per la generazione di questa piccola città. Il metodo è quello dell’analisi tipologica che Edoardo Salzano (1930-2019) ha riassunto efficacemente nel suo Fondamenti di urbanistica nel 1998: “l’analisi tipologica ha consentito di stabilire che, fino all’epoca del cemento armato, le costruzioni sono state realizzate non inventando ogni volta un nuovo oggetto, ma seguendo determinate regole, generalmente non scritte, concernenti la collocazione del lotto rispetto ai diversi tipi di strada e di confine, il rapporto tra edificio e lotto, la dimensione frontale della cellula elementare della costruzione, il numero delle cellule nelle due direzioni planimetriche, la posizione della scala e la funzione di ciascuna delle cellule, la partizione delle finestre, la posizione del camino e così via. Queste regole ovviamente venivano applicate adottando volta per volta varianti legate alle necessità del soggetto, alle caratteristiche del sito, allo stile architettonico dell’epoca, ma si sono conservate sostanzialmente immutate per moltissimi secoli. Applicando questo metodo d’analisi si approda facilmente alla conclusione che ogni edificio storico è attribuibile a un numero limitato di categorie, ciascuna caratterizzata dal sistema di regole adottato. Così, per dettare le norme del risanamento conservativo non è necessario individuare per ogni edificio gli specifici vincoli e le specifiche trasformazioni prescritte, ma ci si può limitare alle seguenti operazioni: individuazione dei tipi, definizione delle regole di conservazione/trasformazione da adottare per ciascun tipo (sostanzialmente, quali elementi fisici conservare o ripristinare, e quali utilizzazioni porre in essere), attribuzione di ciascuna unità edilizia (edificio) a uno dei tipi individuati”. L’analisi tipologica non può essere però limitata soltanto all’indagine sul patrimonio edilizio. Le stesse invarianti strutturali, che possono essere individuate per ogni tipo edilizio, devono essere lette anche per le caratteristiche dello spazio urbano e definire, così, un’ulteriore analisi tipologica, per ciò che riguarda le strade, le piazze, gli isolati, ecc. La spinta ad andare in questa direzione si sviluppa nel periodo della seconda metà del secolo scorso con i lavori dapprima di Christopher Alexander (1936-2022) e di Kevin Lynch (1918-1984). Le esperienze che si sono sviluppate nel tempo sono sicuramente molte e non è questa la sede per riprenderle e discuterle. Anche il Piano Strutturale del Comune di Rosignano Marittimo si è spinto in una ricerca di configurazioni spaziali caratteristiche del territorio e dell’identità morfologica locale, producendo un vero e proprio atlante5 . Il progetto di riqualificazione della piccola città sul mare di Rosignano parte quindi da un’analisi sul modo in cui lo spazio si è nel tempo configurato, rileggendo quali configurazioni spaziali si sono dispiegate nello spazio urbano, dandogli forma. Da questa lettura nella dinamica aperta al futuro, che contraddistingue qualsiasi percorso evolutivo, si è ragionato sulle qualità patrimoniali, che possono essere rinvenute in questo luogo configurato. Tali elementi patrimoniali si sono riconosciuti sia nelle caratteristiche delle singole configurazioni presenti, sia nelle relazioni sintattiche che uniscono le singole configurazioni fra loro (non esiste una strada urbana se non correttamente costituita dal formarsi di un fronte edilizio ad esempio composto da case a schiera). Insomma, la complessità di uno spazio, che vuol dirsi patrimoniale, consiste nella sua complessità configurazionale. In estrema sintesi, rimandando ad altri testi per l’approfondimento, si può affermare che un modo per valutare la patrimonialità di città e territori è quello che fa riferimento alla densità con cui si depositano e si relazionano le configurazioni dello spazio. Nei punti in cui troviamo ricorrenti più configurazioni spaziali legate sintatticamente le une sulle altre, troviamo la qualità: quella qualità riconosciuta dalla comunità che vive in quello spazio e lo sente emotivamente proprio. Parafrasando Nelson Goodman (1906-1998) , quando ragiona sui sintomi dell’estetico e lega tali sintomi alla densità sintattica, alla densità semantica e alla saturazione sintattica, nella immersione del nostro corpo nella città e nel territorio, troviamo sintomi emotivi di piacere in uno spazio denso, uno spazio in cui le configurazioni spaziali (con tutta la loro capacità sintetica di conoscenza accumulata nella loro evoluzione fra prove e correzione di errori) si legano complessamente le une con le altre, in un intersecarsi continuo di forme che gestiscono flussi, verso il micro e verso il macro. Una teoria morfologica della complessità configurazionale dello spazio, non può che legarsi ad una teoria di psicologia dell’ambiente o, forse meglio, ad una teoria di fenomenologia della percezione.