24/11/2025
Fin dalla riforma del 1992 e 1993, le politiche sanitarie italiane si basano
sui due pilastri dell’Assistenza Ospedaliera, da un lato, e dell’Assistenza Territoriale, dall’altro. Questi sono stati a lungo considerati come ambiti separati, privi di una effettiva integrazione e, altrettanto di frequente, l’assistenza
territoriale è stata vista come ancillare rispetto a quella ospedaliera. I macrotrend economici di finanza pubblica e sanitari degli ultimi decenni hanno tuttavia imposto di rivedere lo schema appena descritto. I limiti di spesa
pubblica sempre più stringenti, l’invecchiamento della popolazione e la diffusione delle cronicità, lo sviluppo di nuove tecnologie nell’ambito dell’Information and Communication Technology (ICT), hanno di fatto contribuito a
perseguire strade differenti nella configurazione dei servizi sanitari ereditati
dal passato. I report della World Health Organization (2008, 2012, 2015) da
quasi due decenni sottolineano l’importanza dell’home-care soprattutto per il
trattamento della popolazione più anziana e per il benessere dei pazienti con
cronicità importanti. Più recentemente, l’avvento della pandemia da Covid-19
ha accelerato la presa di coscienza di queste necessità ed evidenziato l’importanza che la medicina territoriale può rivestire nei sistemi sanitari regionali.
In questo contesto, come vedremo nelle sezioni successive, le Case della
Salute rappresentano un modello promettente, in quanto ancora non interamente sviluppato, di assistenza integrata, che mira a fornire servizi sanitari
e sociali in modo coordinato e capillare. Proprio per questo motivo, la loro importanza, in quanto fulcro dell’assistenza sanitaria territoriale, è stata
di recente confermata con la riforma prevista dal PNRR e in particolare dal
DM77/2022 che ne ha meglio specificato il ruolo e le funzioni, rinominandole Case della Comunità. Queste, così come le precorritrici Case della Salute, rappresentano la declinazione italiana dei Community Health Centers,
introdotti inizialmente negli Stati Uniti e poi diffusi in molti altri contesti
come in Canada (si vedano i Centres Local de Services Communautaires nel
Quebec) e in Europa (ad esempio, i Buurtzorg in Olanda, il Municipal Care
in Svezia o, in Gran Bretagna, i Primary Care Trust aboliti nel 2013 e sostituiti dagli attuali Integrated Care Systems)1
.
L’elemento cardine della riforma prevista dal PNRR risiede, infatti, nella
capacità delle regioni di riorganizzare (o costituire ex-novo) un sistema di
presidi e servizi, territorialmente diffusi, che vengono ricompresi nelle Case della Comunità. L’evoluzione di questo modello non nasce con il PNRR
ma, a partire dalle poche esperienze regionali che hanno introdotto le Case
della Salute, lo conferma come modello organizzativo diffuso a livello nazionale, capace di rispondere a una componente importante della domanda di
servizi da parte della popolazione, garantendo standard precisi di servizio2
.
La riforma si pone così l’obiettivo di potenziare l’assistenza territoriale, cercando anche di migliorare le performance soprattutto di quelle regioni che
si trovano al momento più in difficoltà nel garantire un’adeguata assistenza
sanitaria territoriale ai propri cittadini3
.
A partire dalle attuali Case della Salute in vista della loro trasformazione in Case della Comunità, questo report si propone di offrire una riflessione sull’assistenza territoriale in Italia alla luce della riforma prevista dal
PNRR, focalizzando l’attenzione sul caso della Regione Toscana che ha da
tempo adottato questo modello di assistenza territoriale. L’analisi del caso
toscano può quindi rappresentare una esperienza interessante ed una base di riflessione riguardo a limiti e portata della riforma in atto, allo scopo di
trarre degli spunti di indagine sul possibile impatto della riforma stessa e su
eventuali indicazioni di policy utili per una sua migliore implementazione.
Il lavoro utilizza un approccio descrittivo che combina una lettura istituzionale dell’assistenza territoriale nell’ambito delle fonti normative esistenti
con un’analisi empirica dei servizi distrettuali toscani, basata su dati amministrativi e indicatori territoriali e demografici. Questo approccio è rivolto a
delineare un quadro, sia pur di massima, dell’assistenza territoriale toscana
prima dell’attuazione della riforma sanitaria del PNRR, fornendo un interessante caso studio da cui partire per elaborare indicazioni più generali che
potrebbero essere utili anche per altre realtà regionali.
Per affrontare tali temi, il lavoro è articolato in più sezioni. Il Capitolo 1
analizza l’evoluzione normativa dell’assistenza territoriale in Italia, con particolare attenzione alle innovazioni introdotte dal DM 77/2022 e alle modalità
con cui queste sono state, fino ad ora, recepite a livello nazionale e regionale. Il Capitolo 2 approfondisce il caso toscano, descrivendo l’organizzazione
delle Case della Salute e le analogie con il nuovo modello delle Case della
Comunità, esaminando anche gli elementi peculiari della governance regionale. Il Capitolo 3 offre una fotografia di alcune caratteristiche demografiche e territoriali delle Zone-distretto della Toscana, prime indicazioni pur
molto indirette dei fabbisogni assistenziali. Il Capitolo 4 presenta un’analisi
quantitativa della distribuzione e dell’offerta di servizi territoriali nelle diverse aree, basata sui dati amministrativi disponibili durante la stesura del
rapporto e aggiornati a febbraio 2025, mentre il capitolo 5 presenta un esame
complessivo della performance distrettuale, costruendo un indice del grado
di sviluppo e analizzando i servizi più direttamente collegati alla medicina
territoriale attraverso indicatori di esito e di processo, in qualche misura come proxy di efficienza ed efficacia. Infine, il capitolo conclusivo sintetizza i
principali risultati emersi dall’analisi e offre alcune indicazioni per l’implementazione della riforma del DM 77/2022, evidenziando opportunità e sfide
per lo sviluppo futuro dell’assistenza territoriale italiana.