24/03/2025
La Repubblica delle Lettere ha rappresentato un’ampia e complessa rete di intellettuali, studiosi e letterati, formatasi nel cuore dell’Occidente durante l’età moderna, uno spazio di dialogo, ma anche di polemiche, caratterizzato da forti personalità e intensi legami personali, capace di andare al di là delle tradizionali istituzioni, a cominciare dalle università con il loro retaggio medievale, o di avvalersi delle neonate accademie, superando i confini degli Stati e persino travalicando, pur senza dimenticarle, le divisioni confessionali che si erano andate vieppiù consolidando dalla fine del medioevo (Neumeister e Wiedemann 1987; Casanova 2004; Miller 2008; Grafton 2009; Fumaroli 2015; Edelstein et al. 2017). Questa autoproclamata comunità intellettuale comprendeva principalmente il mondo cattolico e protestante riformato in Europa occidentale e centrale, ma aperta al nuovo mondo (Fiering 1976; Winterer 2012), favorendo uno scambio culturale e scientifico, che ha lasciato una traccia profonda nella cultura e nella società europea. Attraverso i confini confessionali e nazionali, culturali e linguistici passavano sia la corrispondenza letteraria e scientifica, in cui riviveva in forme nuove l’eredità classica pagana e cristiana, sia la stampa con la concomitante formazione di biblioteche private e pubbliche, consolidando a livello personale e sociale un ampio “circuito di comunicazione” e di produzione culturale, che raggiunse risultati rivoluzionari in molti settori (cfr. Darnton 1982, 2007). Si trattava di un particolare intreccio di cultura umanistica, di erudizione barocca, di nuova scienza, che si univano non di rado all’attivismo politico e alla promozione dell’identità religiosa, che legava esponenti di alta formazione, spesso sostenute da generosi e oculati mecenati, aliene dai brutali conflitti politico-religiosi che avevano lacerato il continente (cfr. Jaumann 2001; Furey 2006). Nella Repubblica delle Lettere ha giocato un ruolo preminente il mondo classico, non soltanto la tradizione pagana, ma anche il cristianesimo dei primi secoli, contribuendo a creare l’idea stessa di classicità, ormai applicabile anche ai moderni, mentre continuava a dominare una viva sensibilità per la forma estetica e per le arti. Lo conferma in primo luogo la perseverante mediazione della lingua latina, ben diversa dal severo latino scolastico, anche se le lingue volgari stavano ormai progressivamente erodendo la sua area di diffusione. Lo studio delle fonti e dei testi antichi era strettamente legato alla nascita delle filologie moderne e alla conoscenza delle lingue non solo del mondo classico, ma anche delle Sacre Scritture. Allo sviluppo della filologia classica si accompagnavano gli studi biblici, con la nascita della critica moderna, il cui obiettivo non era solo quello di disinnescare o superare annosi dibattiti teologici, ma di consentire una collaborazione significativa tra scienziati di diverse confessioni per una comprensione più adeguata del testo sacro (Hardy 2017). Sebbene all’epoca tutto questo fosse l’eccezione piuttosto che la regola, questi tentativi favorirono il graduale distacco della scienza e dell’erudizione dai ristretti interessi delle autorità ecclesiastiche e politiche dell’epoca, favorendo risultati di ampio respiro. Rimangono aperti ancora oggi problemi metodologici e questioni di merito sulla ricostruzione storica della Repubblica delle Lettere, per quanto riguarda il suo quadro temporale, la terminologia pertinente, e ancora gli attori, i contesti e i contenuti specifici degli scambi culturali dell’epoca (Jaumann 2001a). Ci chiediamo, in particolare, se la Repubblica delle Lettere si estenda all’intero continente europeo o si debba limitare all’Europa occidentale. Recentemente il modello di una “storia intrecciata” di Oriente e Occidente è divenuta particolarmente rilevante per ricostruire i percorsi intellettuali e religiosi della prima età moderna dell’Europa intera (Heyberger 2023). I mondi del cristianesimo orientale e occidentale, considerati in precedenza per lo più separatamente, sono ora studiati contestualmente, alla luce del superamento dei confini, mettendo in evidenza pratiche e attori degli scambi intellettuali della prima epoca moderna, per favorire una migliore comprensione delle relazioni Est-Ovest. Queste nuove ricerche hanno permesso di concepire una storia decentrata della Repubblica delle Lettere, che non si è focalizzata sulla cultura e l’erudizione latina, ma anche su luoghi, personalità e testi provenienti dall’Europa orientale e balcanica e dal Medio Oriente. In questo caso, si è prestata particolare attenzione alle reti diasporiche e transnazionali tra Oriente e Occidente, legate alla maggiore mobilità degli attori coinvolti (Girard, Heyberger e Kontouma 2023).